La Glasmine 43 era una mina antiuomo tedesca in vetro, progettata durante la Seconda Guerra Mondiale per contenere la minima quantità possibile di metallo. Questa caratteristica ne rendeva difficile la rilevazione tramite i metal detector utilizzati dalle forze alleate.
Struttura
La mina aveva la forma di una ciotola di vetro contenente circa 200 grammi di esplosivo, con un detonatore posizionato sopra la carica. La parte superiore era ricoperta da un disco di vetro sottile spesso 6,4 mm, a sua volta protetto da una robusta piastra di pressione anch’essa in vetro. Ogni mina veniva fornita con una piccola quantità di mastice cementizio, usato per sigillare le fessure tra il corpo principale e la copertura, rendendo così il dispositivo impermeabile.
Quando calpestata, la pressione rompeva il disco di vetro sottostante, attivando il detonatore e causando l’esplosione della carica principale.
Potevano essere utilizzati due tipi di detonatori:
- Il detonatore meccanico Hebelzünder 44, che, sotto pressione, faceva scattare un tappo a percussione, generando una scintilla in grado di innescare l’esplosivo.
- Il detonatore chimico Buck, costituito da un sottile contenitore in alluminio con all’interno un’ampolla di vetro contenente acido solforico, circondata da polvere flash a base di naftalene. Quando la mina veniva calpestata, l’ampolla si rompeva, mescolando l’acido con la polvere e producendo una reazione chimica che generava un lampo sufficiente a far detonare l’esplosivo.
Un ulteriore elemento di pericolosità era rappresentato dalle schegge di vetro, che risultavano difficilmente visibili ai raggi X, complicando notevolmente gli interventi medici rispetto alle mine convenzionali con frammenti metallici. Questo rendeva le ferite non solo più difficili da diagnosticare, ma anche da trattare.
La Glasmine 43 rappresenta un esempio emblematico dell’ingegnosità e, al contempo, della crudeltà che hanno caratterizzato la guerra tecnologica durante il secondo conflitto mondiale.

