Pantherturm al Passo della Collina

La torretta Pantherturm, un bunker economico ed efficace

Il Panzerkampfwagen V “Panther”, uno dei carri armati più avanzati impiegati dalla Germania durante la Seconda guerra mondiale, era equipaggiato con il formidabile cannone Rheinmetall-Borsig da 7,5 cm KwK 42 (L/70). Nella fase iniziale del conflitto, questo mezzo si distinse per le sue prestazioni devastanti contro i carri armati alleati. Tuttavia, con il progressivo capovolgimento delle sorti della guerra, la Wehrmacht si trovò sempre più in difficoltà, con scarse risorse economiche e materiali, costretta a condurre una guerra difensiva.

Per rispondere alla necessità di fortificazioni rapide ed economiche, l’Organizzazione Todt ideò, a partire dalla fine del 1943, una serie di bunker prefabbricati in acciaio, facili da trasportare e installare. Tra questi spiccavano i cosiddetti “Pantherturm”, ovvero bunker dotati di torretta Panther, utilizzati anche lungo la Linea Gotica nella fase finale del 1944.

La “scatola superiore”

Costituiva il compartimento principale di combattimento, dove veniva installata direttamente la torretta del Panther. Questa struttura, interamente corazzata, era abbastanza profonda da ospitare il cestello della torretta e un ampio deposito per le munizioni.

Anche se progettata per essere interrata, la scatola superiore offriva una solida protezione: il tetto corazzato raggiungeva i 100 mm di spessore, mentre le pareti laterali ne misuravano 80. All’interno trovavano posto 175 proiettili da 75 mm, mentre la torretta conservava anche le munizioni per la mitragliatrice coassiale MG34, con una riserva di 4.500 colpi.

La “scatola inferiore”

Situata sotto la superficie del terreno, questa parte del bunker fungeva da alloggio per l’equipaggio, composto da tre uomini. Le pareti, protette da una corazzatura più leggera (70 mm), racchiudevano tre compartimenti interni rivestiti in legno. Uno di questi era adibito a spazio abitativo, con letti a castello ripiegabili, una stufa con tubo di scarico e una botola di fuga che conduceva a un pozzo con pioli in legno.

Un altro vano ospitava le attrezzature tecniche: un motore da 2 CV, una dinamo da 600 watt, una batteria da 150 ampere e un serbatoio d’aria compressa da 20 litri. Questi impianti garantivano l’illuminazione, il funzionamento della ventola elettrica nella torretta e un compressore per l’estrazione dei fumi dalla canna da 75 mm — indispensabile, poiché lo spazio interno si riempiva rapidamente di gas rendendolo inservibile.

L’accesso principale al bunker era garantito da una porta corazzata (dotata di feritoia per arma da fuoco), che si apriva su una trincea camuffata.

Secondo le testimonianze degli alleati, colpire la torretta Panther era estremamente difficile: solo una piccola parte emergeva dal terreno ed era protetta da un’articolata rete di trincee difensive, rendendola quasi invisibile e letale allo stesso tempo.

Non fartelo raccontare,
organizza la tua visita

Vieni a scoprire

I Nuovi Tour

Approfondisci

Sostieni anche tu

Il Museo della Linea Gotica

Scopri come

Missione Storia:

raccontiamo il passato per riaccendere il futuro.